Introduzione

filmic FAQ

Facciamo un po’ di chiarezza relativamente al nuovo rivoluzionario modulo di darktable

filmic FAQ

Aurélien Pierre, l’autore di filmic per darktable, ha pubblicato questa ottima filmic FAQ che ho il piacere di riportarvi qui sotto tradotta in italiano.

Buona lettura.

Introduzione

Che cos’è filmic?

Se aprite una fotografia raw lineare e la demosaicizzate e correggete il colore, poi la inviate al vostro schermo, noterete che ha un aspetto più scuro, più opaco e più piatto di quello che ricordate della scena originale.

Ciò che spiega questo è che il cervello migliora la luminosità e il contrasto in modi non lineari, il che significa che la visione non è solo un prodotto dei vostri occhi, ma soprattutto è costruita dal cervello.

Quindi dobbiamo abbellire in modo non lineare la lettura del sensore in modo da farla corrispondere a come ricordiamo i colori. Ogni software per la manipolazione delle immagini lo fa già, che ve lo mostri o meno, utilizzando una sorta di curva di tono, curva di base o LUT, che rientrano nella categoria più ampia degli operatori di mappatura dei toni.

La mappatura dei toni è un processo molto semplice che mappa le emissioni di luce a nuovi valori. L’obiettivo è di solito quello di schiarire i toni medi e le ombre, scurendo le alte luci e garantendo, al contempo, una transizione tonale fluida dal nero al bianco e conservando il maggior numero possibile di dettagli della scena.

Si dà il caso che la pellicola analogica della vecchia scuola lo faccia già come effetto collaterale della sua tecnologia. Ma non si ferma qui, perché anche la mappatura della gamma è coinvolta in questo processo.

Quindi filmic esegue la mappatura dei toni e della gamma in una volta sola, usando una strategia simile a quella della pellicola analogica (che è vicina, nel suo funzionamento, alla visione umana) e ponendo l’accento sulle transizioni tonali armoniche, a scapito del dettaglio nelle alte luci (che saranno compresse, come lo sono anche nella visione umana).

Notate che non è che facciamo la mappatura della gamma contemporaneamente a quella dei toni solo per rendere le cose più complicate… La mappatura dei toni senza gestire i colori spingerebbe questi ultimi al di fuori della gamma di destinazione per effetto collaterale. Quindi, mappatura dei toni e di gamma, sono due facce della stessa medaglia, e devono essere affrontati contemporaneamente. Sono due aspetti diversi di un’operazione generale: la conversione dello spazio di colore.

Che cos’è quel grigio medio che viene spesso nominato?

Beh, è per lo più una convenzione che usiamo, ma è conveniente perché è il centro della nostra gamma dinamica fisiologica (nell’occhio, prima che il cervello inizi a fare tutto il resto). Diversi fornitori forniscono cartoncini grigio medio che si possono inserire nei propri scatti per aiutare a impostare l’esposizione e il bilanciamento del bianco.

Vedi, qui sotto, in una scena impostata con impostazioni di esposizione statica (esposizione impostata per evitare il taglio delle alte luci), come appare una cartoncino del genere quando la nostra sexy modella si muove sotto gli alberi. Ogni set di immagini è così reso:

  1. RAW senza correzioni (solo bilanciamento del bianco),
  2. RAW + compensazione dell’esposizione per allineare il grigio del RAW a quello dello schermo
  3. RAW + compensazione dell’esposizione + filmic per recuperare luminosità sullo sfondo

Grigio RAW = 11% :

Grigio = 6%

Grigio = 4%

Il grigio medio è sulla scheda (quello della scena) e sullo sfondo dell’anteprima di valutazione del colore (quello dello schermo). Nella stessa scena, la quantità di luce che il soggetto riceve dipende da dove si trova, da quanto è nascosto il cielo sopra di lui, e così via. Tuttavia, la scena rimane la stessa, e soprattutto il cielo luminoso e lo sfondo, per i quali abbiamo impostato l’esposizione della fotocamera per evitare il taglio delle alte luci.

Quindi, a seconda di dove si trova il nostro splendido soggetto, avremo bisogno di una correzione diversa per agganciare il suo grigio al grigio dello schermo. La correzione è una semplice regolazione dell’esposizione per illuminare la scena fino a quando entrambi i grigi (scena/schermo) non coincidono. Poi, facciamo il controllo dei danni sulle alte luci con filmic per preservare lo sfondo. Notate che, una volta che il grigio centrale è stato ancorato all’esposizione, filmic non lo cambia di una virgola.

Nella vita reale, raramente si porta con sé una carta grigia come questa, quindi si dovrà fare la correzione ad occhio. Ma il principio rimane lo stesso. Se nei vostri scatti ci fosse una vera carta grigia, questo è ciò che potreste fare per regolare molto rapidamente la vostra esposizione.

Il grigio RAW non è mai ancorato al grigio dello schermo, e anche su una scena che non cambia, quello che noi definiamo grigio può cambiare. Quindi questo passaggio non può essere automatizzato.

Perchè è così difficile usare filmic?

Filmic ridefinisce il flusso di lavoro e la coda di elaborazione con nuovi presupposti e concetti ereditati dalla fisica e dalla luce reale, seguendo la tendenza introdotta dall’industria cinematografica, perché questi nuovi concetti lo rendono scalabile a qualsiasi gamma dinamica in entrata e in uscita (SDR e HDR).

I tipici flussi di lavoro sulle immagini risalgono agli anni ’80, quando i computer si occupavano di immagini codificate come 8 bit interi perché erano efficienti sia dal punto di vista della memoria che del calcolo. Quindi avevano 256 valori di codici, tra 0 e 255 inclusi, ma non potevano rappresentare nulla al di fuori di questo intervallo, con il risultato di un netto taglio dei valori RGB. L’approccio scelto era stato quello di assegnare il significato “nero” al valore 0, e “bianco” al valore 255.

Quindi questi bianchi e neri erano per lo più intatti, e tutto accadeva nel mezzo, con operazioni non lineari per tutto il tempo. Ma poi, il nero non è stato stampato a 0 Cd/m², così che 0 = “nero” porta a problemi algoritmici, e le operazioni non lineari distruggono i rapporti tra le emissioni di luce RGB così questo modello ha dovuto staccarsi dalla fisica e non è riuscito ad emulare un’esperienza realistica di camera oscura.

Oggi, darktable e altri software utilizzano numeri a virgola mobile a 32 bit. Essi possono rappresentare valori tra virtualmente -infinito e +infinito. Il precedente 0 è codificato 0, ma il precedente 255 è codificato 1 (come 100%). Ciò implica che, nella parte interna del flusso di sviluppo, possiamo occuparci del superamento del range [0; 1]. Dobbiamo solo rimappare la gamma del flusso di sviluppo a 0-255 come ultimo passo prima di arrivare allo schermo. Nel mezzo siamo completamente liberi. Se in una pipeline a 32 bit c’è un taglio, questo è per scelta o perché lo sviluppatore ha cercato di riprodurre un comportamento di fatto superato.

Ma questo nuovo assunto ci permette di lavorare con operazioni lineari che preservano le proprietà fisiche delle emissioni di luce codificate dai valori RGB. Inoltre, non dobbiamo preoccuparci del significato di 0 o 1, non significano nulla da soli. Per ottenere comunque una sorta di riferimento, ci interessa solo il grigio medio, che è convenientemente definito come il centro della gamma dinamica della retina, e questo riferimento è stato preso per scalare il valore RGB in modo tale che questo tono venga (linearmente) mappato al 18,45%, perché è il valore standard ICC.

Questo flusso di lavoro, che si occupa principalmente di operazioni lineari (principalmente ma non solo) è chiamato riferito alla scena, perché i valori RGB, trattati come un codice per le emissioni di luce, sono conservati in una scala fisica che è collegata all’intensità della luce sulla scena. È magnifico perché si adatta a qualsiasi gamma dinamica si abbia in entrata e in uscita.

Il flusso di lavoro che si basa su un taglio drastico in qualsiasi fase del flusso di sviluppo, a causa della limitazione 0-255 di una volta (cioè, gamma 0-100%) è chiamato riferito allo schermo. È stato abbastanza buono per la maggior parte del tempo perché ingresso ed uscita erano SDR (immagini a bassa gamma dinamica). Il funzionamento riferito allo schermo per le immagini HDR è stato ottenuto con metodi contorti che hanno portato a colori strani, tempi di esecuzione lenti, aloni e risultati a dir poco discutibili. Il compositing alfa (ovvero il processo di sovrapporre un’immagine ad uno sfondo in modo da simulare una trasparenza N.d.T.) e le sfocature dell’obiettivo non possono funzionare correttamente con il funzionamento riferito allo schermo.

Filmic è concettualmente difficile perché non fa solo una mappatura dei toni, come una semplice curva di tono, ma opera anche sulla scena per visualizzare la scala della gamma dinamica, e come tale, deve fare una conversione tra un input riferito alla scena e un output riferito allo schermo.

Detto questo filmic può anche essere abbastanza semplice se si dimentica la teoria e ci si concentra sui risultati.

Le impostazioni della scena (esposizione del nero, esposizione del bianco e luminosità del grigio medio se si sceglie di visualizzarla) si comportano esattamente come quelle a cui si è abituati nel modulo dei livelli, tranne che i livelli consentono solo di restringere la gamma dinamica, mentre filmic consente di restringerla, ingrandirla o conservarla.

Poi, l’aspetto permette di scegliere quanto progressivamente si vuole degradare dal bianco al nero. La latitudine imposterà la tensione nella curva, costringendo le luminosità estreme a rientrare più o meno nei limiti, e la sua posizione definirà quali pixel saranno risaturati per l’abbellimento, o desaturati per aderire alla gamma.

Infine, le impostazioni di visualizza non dovrebbero cambiare fino a quando non renderemo darktable compatibile con gli schermi HDR. Ma sappiate che, il giorno in cui accadrà, dovrete impostare il display bianco al 400%.

Le vostre domande

Qual’è la differenza tra curva base e filmic?

Per quanto riguarda le caratteristiche generali, nessuna. Entrambi fanno la mappatura dei toni. Ok, forse filmic cerca anche di mappare la gamma, ma basilarmente fanno la stessa cosa.

A livello concettuale, la curva base funziona in modalità riferito allo schermo e mappa i canali RGB della fotocamera in [0% ; 100%] per visualizzare RGB in [0% ; 100%]. Quindi lo 0% viene solitamente mappato allo 0% e il 100% al 100%. Tutto avviene nel mezzo.

Filmic funziona in modalità riferita alla scena e vi permette di scegliere i limiti della vostra gamma dinamica. Così il 18% viene mappato al 18% (se non si modificano le impostazioni predefinite), ma tutto il resto è fluido, e la vostra curva S (l’aspetto) viene scalata a qualsiasi limite della gamma dinamica che avete definito nella scheda della scena.

In altre parole, filmic è una curva base dove i limiti delle ascisse sono fluidi e impostati dagli utenti, mentre curva base li imposta a 0-100% e questo è tutto.

Filmic taglia le alte luci?

Filmic non taglia nulla, a meno che non lo si richieda. L’esposizione del bianco relativa alla scena permette di definire i limiti di ritaglio a destra della gamma dinamica. Se pensate che i vostri bianchi siano stati ritagliati, aumentate semplicemente il suo valore.

Filmic taglia i neri?

Filmic utilizza un logaritmo per scalare la gamma dinamica. Se si hanno valori RGB uguali o molto vicini a 0, il loro logaritmo è -infinito, quindi vengono scuriti/tagliati parecchio. Se si ritiene che i neri siano stati tagliati, è sufficiente diminuire l’esposizione del nero relativa alla scena. Se non è sufficiente, diminuite anche il livello di nero nel modulo di esposizione.

Inoltre, molte persone confondono il taglio con la compressione. Quando il contrasto della tua scena è elevato, sia i neri che i bianchi vengono compressi molto di più, quindi i dettagli si appiattiscono e perdono il contrasto locale. Questo non è un taglio, dato che i valori effettivi del display (l’output di filmic) sono ancora compresi nella gamma valida, ma le persone associano le alte luci piatte al taglio. In realtà è diverso.

I colori delle alte luci sono bianchi/rosa/desaturati?

Filmic presuppone che qualunque siano i valori RGB della scena, l’esposizione relativa del bianco è bianca. Così li desatura, perché il bianco dovrebbe essere bianco, cioè acromatico, cioè incolore.

Se ritenete di avere dei colori, che dovrebbero essere saturi, ma che sono finiti nella gamma desaturata, significa semplicemente che l’impostazione dell’esposizione del bianco della scena è troppo bassa e, di conseguenza, i colori saturi sono mappati a circa il 100% di luminanza nella gamma di visualizzazione. Quindi, aumentare l’impostazione di esposizione del bianco della scena per dare più spazio a questi colori.

Semplicemente non è possibile visualizzare un colore al 100% di luminosità su qualsiasi schermo o stampa su carta, quindi i colori saturi devono essere limitati al massimo intorno al 90% di luminanza.

Filmic aggiunge troppo/poco contrasto?

Il contrasto può essere configurato a proprio piacimento nella scheda aspetto.

Cosa succede se voglio utilizzare il valore di grigio medio della scena?

Non farlo. Filmic può fare molte cose in molti modi diversi per ottenere essenzialmente lo stesso risultato, perché è molto configurabile. Questa caratteristica si è ritorta contro gli utenti rapidamente perché in genere loro sono abituati a spingere e tirare i cursori fino a quando non hanno un’intuizione di ciò che sta succedendo. Faticano ad affrontare una scatola aperta come questa: hanno bisogno di un percorso che li guidi naturalmente verso l’uscita.

Nel corso del tempo, il processo di impostazione consigliato, a prova di errore, si è evoluto in questo modo:

  1. Ancorare il grigio medio (cioè la luminosità complessiva) dal valore della scena (dipendente da ogni immagine e dalle impostazioni di esposizione nella fotocamera) al valore del monitor (18,45%) nel modulo esposizione, senza preoccuparsi di eventuali tagli delle alte luci sullo schermo (non dimenticate che il taglio nello schermo non significa che il flusso di sviluppo abbia effettivamente tagliato le alte luci),
  2. abbassare le alte luci relative allo schermo utilizzando l’esposizione relativa del bianco della scena in filmic.

Ma a me piace lavorare col bianco…

L’attuale flusso di lavoro proposto è quello di ancorare l’intero flusso di sviluppo al valore del grigio medio, che è del 18% su supporti conformi alle ICC, e di farlo nella prima parte del flusso di sviluppo. Alcuni utenti preferiscono ignorare le ipotesi lineari della scena per non rinunciare alle abitudini di visualizzazione riferito allo schermo, e ancorarlo dunque al valore del bianco, che però è al 100% su supporti ICC-compliant.

Il problema sono gli schermi HDR e varie uscite a video che sono al limite. E per un output HDR, il bianco al 100% non è lo stesso bianco di un SDR al 100%. In realtà, il bianco HDR a 10 bit è il 400% di riferimento ICC/SDR. Quindi, in un futuro prossimo, la definizione di bianco dipenderà dal tipo di monitor (lo è già, ma le specifiche ICC lo nascondono poiché gli schermi dovrebbero essere calibrati a 100 Cd/m², che è all’incirca la luminanza di un foglio di carta illuminato da una lampadina al tungsteno da 120 W non troppo lontano).

Quindi, in futuro, qualche punto di bianco non sarà necessariamente visualizzabile allo stesso modo su un diverso schermo. Tuttavia, il punto di grigio sarà sempre il medesimo sul vostro schermo, e utilizzarlo come riferimento assicura che la luminosità complessiva di ogni immagine esportata corrisponda a quella del file master, indipendentemente dal supporto di uscita e dalla mappatura tonale necessaria per forzare l’immagine DR in esso contenuta. Inoltre, sappiamo che la maggior parte dei dettagli si troverà intorno al grigio medio ± 2 EV, quindi sappiamo anche che la parte critica della gamma tonale sarà inviata così com’è a qualsiasi uscita, e questa è una gradita prevedibilità per noi. Quindi, l’intera questione sarà di comprimere i limiti del DR, al di fuori del grigio medio ± 2 EV, per regolare l’immagine sia per i punti di bianco e nero medi.

Come faccio a trovare il grigio medio nella mia scena?

Ti svelo un segreto: il valore del grigio medio non ci interessa affatto. Sappiamo che, per un display con profilo ICC, dovrebbe essere del 18,45%, ma può essere assolutamente qualsiasi cosa nella scena, quindi non ci interessa.

Concettualmente, il grigio medio della scena sarà abbinato al grigio medio dello schermo. Questo è l’obiettivo dell’algoritmo, ma non ha nulla a che fare con voi utenti.

Sappiamo dalle statistiche che circa il 50% – 80% dei dettagli (e probabilmente il soggetto stesso dell’immagine) si troveranno nella gamma tonale [grigio medio – 2 EV ; grigio medio + 2 EV]. Quindi, il vostro obiettivo, come utente, è piuttosto quello di bilanciare la luminosità media dell’immagine in modo che corrisponda ad un riferimento grigio.

Ad esempio…

Il colore di sfondo di questa interfaccia fa sembrare la vostra immagine a posto perchè voi la vedete in contrasto con uno sfondo scuro.

Però ora…

Se lo sfondo diventa grigio medio (il grigio dell’interfaccia è veramente un po’ più scuro del grigio medio per permettervi di leggere meglio le etichette), l’immagine vi sembra più scura e, effettivamente, mediamente sembra davvero troppo scura.

Se attivate la valutazione dei colori:

vedrete che non solo è davvero troppo scura ma manca anche di bianchi brillanti e quindi di contrasto.

Quindi, la modalità di valutazione del colore è stata progettata, in combinazione con il tema del grigio, per fornire un riferimento visivo per la luminanza di picco del display (bordo bianco) e l’esatto grigio medio del display (sfondo). Il modo più affidabile per regolare il contrasto e la luminosità è quello di aumentare l’esposizione fino a quando la luminosità media dell’immagine non corrisponde alla luminosità dello sfondo, con l’immagine completamente visibile sullo schermo (o anche più piccola, ma mai ingrandita).

Anche rimpicciolita al massimo il problema è ancora più visibile:

Questo eviterà anche la maggior parte delle brutte sorprese che le persone ricevono quando stampano le loro foto e scoprono che la stampa è molto più scura di quanto non fosse l’anteprima. In questo caso, di solito danno la colpa ai loro profili ICC (stampante o display), mentre bisogna dare la colpa alle condizioni di valutazione del colore.

Filmic sembra fare tutto da solo?

Filmic non fa niente da solo, è troppo stupido per questo. Tutto ciò che accade al suo interno è configurabile con i controlli del modulo.

Filmic mappa semplicemente i valori delle scene in nero, grigio e bianco con i valori di visualizzazione in nero, grigio e bianco che il vostro output con profilo ICC si aspetta. Un comportamento inaspettato significa che avete regolato male qualche impostazione, niente è codificato all’interno e praticamente tutto può essere disabilitato.

Una cosa da ricordare è che le curve di base sono disponibili con diverse preimpostazioni, una per ogni marca di fotocamera. Queste preimpostazioni sono state perfezionate nel tempo e aggiunte a darktable. Filmic viene fornito con un solo set di impostazioni predefinite, che si adatta in qualche modo al valore di esposizione EXIF, ma questo è tutto. Quindi, non aspettatevi che le impostazioni predefinite funzionino così come sono nel 100% dei casi quando si tratta di emulare il vostro JPEG in camera.

Si può pre-impostare filmic?

In poche parole : no.

Per essere più chiari: non c’è modo di indovinare dove la vostra macchina fotografica fisserà il suo grigio medio. Se fossimo nel 2002, potremmo usare l’ipotesi, di cui si è detto, che il grigio medio = 18%. Ma nel 2020, con tutti i miglioramenti e le ottimizzazioni della gamma dinamica che le fotocamere fanno per spremere la gamma dinamica della scena all’interno dei limiti del sensore, è completamente impossibile indovinare programmaticamente cosa è cosa.

Solo tu, caro fotografo, puoi sapere e decidere e dire al software cosa deve essere considerato “grigio”.

Sì, potremmo analizzare l’istogramma dell’immagine e ipotizzare che la mediana dovrebbe essere solitamente il grigio medio, ma cosa succede se si scatta in High o in Low-Key? Come lo rileviamo?

Nelle alte luci perdo troppi dettagli

Per prima cosa, guarda un cielo luminoso e nuvoloso. Quanti dettagli percepisci? Non molto, perché a un certo punto si diventa ciechi. Ora, mettiti degli occhiali da sole polarizzati. Molto meglio, vero?

Quindi, per prima cosa, se volete dei cieli dettagliati, iniziate a usare un polarizzatore sulla fotocamera.

Poi, naturalmente, filmic trasforma alcune alte luci in mezzitoni più luminosi, ma lo stesso vale per il cervello. Viviamo in un mondo imperfetto. Ora, se siete abituati ai cieli HDR con molto contrasto locale, potreste considerare di aggiungere un modulo di contrasto locale e magari iniziare a scurire l’intero cielo con un modulo di esposizione mascherato o con l’equalizzatore di tono per ammorbidire un po’ i bordi della mappatura dei toni di filmic.

Filmic mi costringe ad andare avanti/indietro nel mio editing

La cosa negativa della maggior parte dei software per la manipolazione di immagini è che ti costringono a entrare in un flusso di lavoro “a tunnel”, mentre darktable è più simile a una valle aperta. Se vi trovate da qualche parte in una valle e volete andare da qualche altra parte, di solito ci sono molte opzioni, ma il percorso più breve può essere il più ripido, mentre il più pianeggiante può essere il più lungo. Quindi è necessario conoscere il terreno e prendere delle decisioni. Oppure pagare una guida. O chiedere a un ingegnere di costruire ponti e gallerie per andare dritti in piano. Ma ricordate questo: i fiori non crescono nei tunnel. E le applicazioni simili ai tunnel non ti danno molta libertà creativa, sei bloccato nel flusso di lavoro per il tuo bene.

Quindi dovrete sviluppare un metodo razionale in darktable, mentre altri software potrebbero correggere i vostri errori in silenzio, o addirittura impedirvi di farli, e in questo modo non imparate.

Filmic non dovrebbe costringervi a fare avanti e indietro se usato correttamente. Le schede vengono visualizzate nell’ordine in cui devono essere impostate. Seguite questo percorso e le cose dovrebbero andare bene. Gli utenti che applicano il flusso di lavoro raccomandato ottengono immagini correttamente esposte in un 1 minuto al massimo. Poi, all’interno di una serie di immagini, è possibile copiare-incollare la coda di sviluppo per poi adattare ad ogni singola immagine solamente il modulo di filmic (insieme all’esposizione, forse).

filmic è solo per immagini HDR? Se la mia scena è DR?

Filmic è stato progettato pensando all’HDR perché è più impegnativo dell’SDR e non perdona, ma in realtà viene fatta una mappatura tonale generale con un aspetto finale incorporato (cioè la curva di contrasto S).

Quindi filmic può fare qualsiasi cosa in SDR o HDR, è davvero solo una questione di parametri impostati nella scheda scena.

Cosa succede se utilizzo un modulo che opera in Lab (quindi riferito allo schermo)?

Ricordate che filmic è uno strumento di conversione dalla modalità riferito alla scena a quella riferito allo schermo. Tutti i moduli Lab possono comunque essere utilizzati in combinazione con filmic, anche se questa cosa non è ottimale.

Nitidezza, equalizzatore di contrasto, i filtri passa-alto e passa-basso funzionano in Lab ma eseguono operazioni locali, quindi non si basano su alcuna definizione di grigio o bianco. Come tali, dovrebbero agire prima di filmic (questo accade di default nel flusso di sviluppo 3.0).

Livelli, curva di tono, sistema zonale, ecc. hanno un’interfaccia grafica di riferimento per la visualizzazione (nella gamma 0-100%). Questi moduli si basano su un’ipotesi fissa di valori di grigio e bianco. Questi moduli dovrebbero quindi essere processati dopo filmic, dove il flusso è riferito allo schermo.

Contrasto locale è un’operazione locale che si basa su una definizione rigida di grigio e bianco. Per qualche ragione, a volte trovo che funzioni meglio prima di filmic e a volte no, mentre funziona sempre bene dopo filmic (com’è di default nel flusso 3.0).

Ricordate che i moduli basati sulla modalità riferita allo schermo non sono “a prova di futuro”. Quando arriveranno i display HDR, la definizione di bianco cambierà, mentre la definizione di grigio rimarrà la stessa. Quindi, i livelli, la curva di tono, il sistema zonale ecc. non saranno adeguati ad un output HDR.

Posso impostare i valori della scena di filmic (bianco e nero) in modo che corrispondano alla gamma dinamica del mio sensore?

In parole povere: no.

Spieghiamo meglio: non necessariamente. Filmic arriva abbastanza tardi nel flusso di sviluppo prima possono succedere tante cose. Le operazioni lineari (divisioni e moltiplicazioni) preservano la gamma dinamica del sensore lungo il flusso. Sfortunatamente, alcuni offset (aggiunte e sottrazioni) avvengono anche lì, come la compensazione del punto di nero raw, o la compensazione del nero nel modulo di esposizione, o anche l’offset nel bilanciamento del colore.

Anche se la gamma dinamica tipica del sensore della fotocamera sarà approssimativamente intorno a 10-12 EV a 100 ISO (che significa che il “nero” è registrato con un valore diverso da zero), una volta compensati i punti bianco e nero raw, i valori RGB sono ridimensionati tra 0 e 1, che è una gamma dinamica infinita. Ma questa è solo una codifica, e non ha nulla a che fare con l’effettiva emissione di luce.

Per risolvere questo problema, nel flusso di lavoro riferito alla scena, nel modulo di esposizione viene applicato di default un offset nero di -12 EV (cioè -0,000244140625). In questo modo, siamo sicuri che non ci sono valori RGB uguali a 0 e, se il punto di nero raw è stato adeguatamente compensato, sappiamo che il flusso di sviluppo inizia con una codifica che utilizza un range dinamico piatto di 12 EV.

Ma poi, se si applica un altro offset, più tardi, tra l’esposizione e filmic, beh il range dinamico del flusso di sviluppo può diventare assolutamente qualsiasi cosa. E filmic vede la gamma dinamica del flusso, non la gamma dinamica del sensore. Quindi, tutto sommato, non preoccupatevi troppo dei dati della gamma dinamica tabulata che otterrete da DxoMark.com 1 o PhotonsToPhotos.net 3. Potrebbero darvi un punto di partenza abbastanza giusto, o qualcosa di completamente sbagliato, a seconda di ciò che avete fatto prima nel vostro processo di sviluppo.

Filmic spiegato agli affezionati della foto analogica

  1. filmic riproduce la curva sensitometrica di una pellicola virtuale che creiamo con il software, oltre ai dati digitali,
  2. l’esposizione relativa del bianco della scena è il Dmin (ma in log2 invece di log10 – unità leggermente diversa, stesso significato),
  3. l’esposizione del nero della scena è il Dmax (ma in log2 invece che in log10 – unità leggermente diversa, stesso significato),
  4. il contrasto in aspetto è la gamma della pellicola,
  5. la latitudine in aspetto è… beh la latitudine della pellicola,
  6. tutto nella scheda visualizza è collegato ai display ICC, quindi non è necessario toccare nulla se si dispone di un profilo ICC regolare,
  7. il flusso di lavoro con riferimento alla scena è come avere una macchina fotografica virtuale nel proprio computer, in cui è possibile rifare l’esposizione (nel modulo di esposizione) e costruire la propria emulsione di pellicola personalizzata partendo da zero.

Inoltre, il bilanciamento del colore vi aiuterà ad ottenere gli stessi risultati ottenuti con la calibrazione del colore e la temporizzazione, sotto l’ingranditore, e vi permetterà di gestire la sensitometria relativa di ogni canale RGB.

1 commento su “filmic FAQ

  1. Molto interessante, sono contento di aver passato la vita a correggere la densità ed il colore di migliaia di foto di matrimonio e professionali, acquisendo con l’esperienza la capacità di valutare ad occhio se la qualità della stampa era il massimo ottenibile da quel negativo. Non avevo tutti questi problemi, il negativo era quello e la risposta della carta era legata al trattamento di sviluppo (per altro controllato perfettamente da varie attrezzature) . Chiaro che la sotto e sovraesposizione giocava un ruolo importante, ma quando il negativo era ok,non si poteva far altro che correggere l’eventuale dominante creata dalle fotocellule davanti ad una scena con dominante di campo. Meno male che la pellicola analogica faceva tutto il resto…..

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