La volpe e l’uva

Pubblicato da Maurizio il 23/08/2026
Aggiornato il 24/08/2026
Tempo di lettura, circa 4 minuti

nemo

Questa sera facciamo un po’ di fotografia sperimentale! e la facciamo anche bella tosta.

Sono stato una settimana in vacanza in una bellissima località di mare. Niente di spettacolare ma un posticino veramente molto piacevole e neppure tanto lontano da casa!

Nel caldo della spiaggia mi sono dedicato a fotografare tantissimo con lo sguardo. Non potevo, ovviamente, portare con me l’attrezzatura per fotografare tutta la gente interessante che vedevo intorno dunque ho fatto un esercizio fotografico senza fotografare.

Infatti la foto di oggi la farai tu.

Questa è una delle tante fotografie che ho fatto in quei giorni.

Un ombrellone chiuso da chissà quanto tempo

E ora ecco la tua foto! Cogli l’attimo, visualizza la scena e decidi tu quando premere il tasto dell’otturatore. Buona fortuna!

L’uomo si siede su di un pezzo di legno vicino ad un vecchio pedalò.

Il pedalò sarà probabimente fermo lì da anni: è un vecchio modello, di quelli in vetroresina con diverse pezze a coprire altrettanti buchi. La vernice tutta scolorita sullo scafo spogliato di ogni accessorio metallico. Da vedere è un rottame.

L’uomo, a suo modo, si integra perfettamente con il rottame del pedalò. Visibilmente stanco appoggia un attimo sul vecchio scafo i tre/quattro teli da mare che portava sulla spalla destra e gli altrettanti ombrelloni che aveva, meticolosamente annodato con un lungo straccio bianco, sulla spalla opposta.

Indossa una maglietta grigio cenere con una stampa illeggibile. Sul petto e sulla schiena la maglietta è fradicia di sudore e il grigio cenere è diventato un grigio molto più scuro ma la scritta stampata non si legge comunque.

La maglia è vecchia e lisa. Sotto un’ascella (quella destra, se ricordo bene) il tessuto è strappato in più punti. Forse è la sua maglietta da lavoro. Forse è semplicemente la sua maglietta.

Indossa un paio di pantaloni neri di cotone che ha arrotolato fin sotto il ginocchio.

Le gambe sono quelle di un uomo di mezz’età. Penso possa avere i miei anni. Non si riesce a giudicare l’età di queste persone guardandoli in viso: sembrano sempre molto più vecchi… meglio osservare altri particolari.

Ha sulla testa un cappellino di cotone demolito dal sole e dal sudore che si toglie e appoggia sul pedalò dietro la sua schiena.

Da sotto il pedalò estrae una grossa borsa di plastica che contiene altra merce (altri teli). Infila le mani nella borsa e fa qualcosa ma non le vedo quindi non saprei… forse sta verificando che la sua mercanzia, il suo sostentamento, sia ancora tutto lì. Forse sta sistemando una piega per evitare che una cliente possa contrattare troppo sul prezzo vedendola o, forse, lo sta semplicemente maledicendo pensando alla fatica che dovrà fare per intascare quattro soldi.

Dalla stessa borsa vecchia e usata chissà quanto tempo spunta una sacchettino di plastica con un grappolo d’uva e un sacchetto di carta marrone stropicciato da mille milioni di pieghe.

Prende una bottiglietta d’acqua (vecchia e usata troppo anche lei) e versa un po’ d’acqua nella borsina con l’uva poi - poco delicatamente come solo gli uomini sanno fare delicatamente certe cose - agita il sacchettino per lavare la frutta.

Pratica un forellino al sacchetto e fa defluire l’acqua sulla sabbia bollente della spiaggia.

Col grappolo in una mano spicca un acino per volta con l’altra e li porta alla bocca.

Dal sacchetto con mille milioni di pieghe prende un pezzetto di pane e lo mangia con l’uva.

Un acino, un pezzettino di pane. Un altro acino, un altro pezzettino di pane.

I gesti sono misurati, lenti, cerimoniosi.

Sembra uno che si sta gustando un po’ d’uva col pane (mio papà mi ha sempre detto che è buonissima! lui ne va matto) guardando l’orizzonte del mare.

In realtà, osservando bene, la lentezza dei gesti tradisce una certa voracità. Forse quella non è una merenda ma la sua cena e forse dietro l’orizzonte c’è la sua famiglia.

Finito il pasto si ferma un attimo.

I vestiti, le rughe, le ciabatte con mille chilometri alle spalle, la borsa di plastica e il sacchetto del pane con mille milioni di pieghe… seduto vicino al vecchio pedalò… anche lui è un rottame, lì in spiaggia ma lontano anni luce dal resto della gente che si sta divertendo.

Eppure quest’uomo è mille cose: un rottame, un venditore ambulante, un magrebino, un vecchio, un povero, una persona.

Non è un rottame quello che raccoglie i sacchetti usati e li rimette nella borsa di plastica, non è un vecchio che sistema i teli nella borsa evitando che ci vengano delle brutte pieghe, non è un ambulante quello che riannoda gli ombrelloni con un lungo straccio bianco stringendo con cura ogni nodo.

Vedo un uomo che si carica in spalla le sue cose, mi mostra le spalle e se ne va dalla spiaggia.



Vuoi essere il primo a lasciare un commento? Ne sarei felice!

Richiesto
Richiesto
Opzionale
Richiesto