Maurizio Paglia
Maschera tragica tra le rovine di Pompei. La scultura è opera dell'artista Igor Mitoraj

Igor Mitoraj a Pompei

Maschera tragica tra le rovine di Pompei. La scultura è opera dell'artista Igor Mitoraj
Maschera tragica tra le rovine di Pompei. La scultura è opera dell’artista Igor Mitoraj

Il nome non mi diceva assolutamente nulla…

Non sono un esperto d’arte quindi apprendere, all’ingresso, che all’interno del sito archeologico avremmo trovato le sculture di Igor Mitoraj mi ha lasciato piuttosto indifferente.

Anzi… il timore di trovare qualche orribile scultura contemporanea di dubbio gusto mi aveva preoccupato.

Invece la visita ad un luogo già magico e misterioso come Pompei è stata impreziosita da un saggio posizionamento di sculture moderne sì, ma dalle forme fortemente classiche che non stonavano affatto.

Essendo piuttosto avverso alle opere d’arte astratte ipermoderne (per mia ignoranza) mi piace molto il classico e in un luogo come il sito di Pompei avrei sicuramente mal digerito un’esposizione di arte contemporanea.

La quantità delle sculture – tutte dalle dimensioni molto generose – era stata ben dosata e i visitatori si potevano gustare l’antica città romana senza che i busti e le teste di Mitoraj invadessero gli spazi.

A questo punto la sfida è stata duplice!

Avrei dovuto portare a casa delle immagini documentaristiche della città e altre delle sculture.

In effetti il difficile non è stato quello di armonizzare le due cose insieme quanto piuttosto la quantità di visitatori che, nonostante la bassa stagione e la giornata nuvolosa, affollavano il sito.

Difficilmente sono riuscito ad escludere sempre l’elemento umano. Spesso ho dovuto attendere diversi minuti (a volte invano) oppure sono stato costretto a ritagliare l’immagine in post-produzione.

A volte ho sfruttato l’occasione per includere qualche persona perchè, secondo me, non ci stava affatto male! Puoi vedere un esempio nella mia foto del calidarium con la bambina.

La tragedia nella tragedia

In questo caso l’espressione sofferente del viso della scultura si integra alla perfezione nella città uccisa dal vulcano quasi duemila anni fa.

L’esposizione agli agenti atmosferici e alle deiezioni dei volatili hanno creato sul viso della donna sofferente delle striature che ricordano lacrime che non si asciugano mai.

La porta del buio locale retrostante crea una cornice che esalta le forme del viso isolandolo dal resto. L’orbita vuota risulta nera come l’occhio sinistro bilanciando il tutto.

Sebbene io sia un amante del colore ho per forza dovuto sviluppare la fotografia in bianco e nero per enfatizzare la tragedia di quei momenti.

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