Maurizio Paglia
Le scale scendono all'interno del pozzo per decine di metri ingoiando i passeggeri

La metro di Napoli

Alcune stazioni sono così belle che vi vengono organizzati appositi tour.

Si trovano fotografi ovunque (anche tanti con lo smartphone!). La ressa è infernale come in ogni metropolitana che si rispetti, eppure non è solo questo che colpisce entrando nelle viscere della città di Napoli.

Non ci si fa caso quando si sosta nelle basse gallerie o quando si avanza chiacchierando o ascoltando musica sulle scale mobili.

Migliaia di viaggiatori entrano di spontanea volontà in gallerie che si infilano in profondità sotto il suolo urbano. Sembra tutto normale fin quando non si ha l’occasione di arrivare in qualche stazione con l’ingresso aperto: diciamo a pozzo.

Una voragine, spazi enormi, vertigini in agguato. Un inghiottitoio di umanità frettolosa e assorta nei più vari pensieri.

E’ qui che capiamo che il treno (o l’aria aperta, a seconda del punto di vista) si trova distante decine di metri da noi eppure ci infiliamo, fiduciosi, come un’orda di ratti certi che la luce e l’aria fresca ci accoglierà di nuovo all’altra estremità.

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