Maurizio Paglia
Una struttura in legno e materiale plastico ripresa all'EXPO di Milano

La fotografia e la velocità

…e per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità!

Franco Battiato – i treni di Tozeur

Il fotografo che tenne il mio primissimo corso di base se ne uscì con questa frase: “è tutto sommato facile fare una bella fotografia se davanti avete un paesaggio mozzafiato, mentre è tutto un’altro paio di maniche fare altrettanto dietro casa vostra!”

Questa affermazione è assolutamente vera e per nulla scontata (forse prima o poi dovrò scrivere qualcosa al riguardo) ma ora non voglio parlare di questo: voglio partire da qui per parlare di velocità.

In fotografia solitamente si fa la seguente associazione:

VELOCITA’ <==> OTTURATORE

La velocità, insomma, viene tenuta in considerazione dal fotografo solamente per congelare il movimento del soggetto, oppure per ottenere la giusta quantità di mosso.

Io vorrei parlarvi, invece, della velocità del fotografo stesso.

Attenzione, non ho volutamente scritto rapidità (ovvero la vostra destrezza ad impugnare la macchina fotografica e scattare: moderni pistoleri!) perchè intendo proprio la velocità alla quale si muove il fotografo.

Torno un attimo all’inizio per chiudere il cerchio.

E’ vero che non è facile scattare una foto interessante dietro casa (ovvero nel luogo in cui vivete) ma la cosa diventa impossibile se sbagliate la velocità!

Non ci credete? Avete bisogno di una prova? Fate questo semplice esercizio:

  • Decidete un breve tragitto tra casa vostra ed un posto conosciuto.
  • Percorretelo in auto e notate ciò che vi circonda.
  • Fate la stessa cosa al ritorno. Mi raccomando, questo è importante perchè stranamente (penserà qualcuno) il viaggio di ritorno non è mai uguale a quello di andata!
  • Ora rifatelo in bicicletta. No, non in motorino! In bicicletta.
  • Osservate all’andata e al ritorno.
  • Per concludere l’esercizio rifate il percorso a piedi (andata e ritorno) ed osservate.

Se mi avete ascoltato con attenzione e avete svolto l’esercizio diligentemente potreste pensare di aver percorso tre viaggi in luoghi completamente differenti!

Ecco, il vostro problema è la velocità!

L’automobile vi permette una visione molto sommaria di ciò che vi circonda. Dovete prestare attenzione alla guida, siete isolati dall’esterno, vi muovete ad una velocità non in sintonia con l’essere umano (infatti utilizzate un mezzo).

Con la bicicletta va meglio ma avete sempre un mezzo da gestire (quindi meno attenzione per ciò che vi circonda) e… vi muovete comunque ad una velocità che non permette una certa osservazione.

Sicuramente saranno cambiate tante cose: ad esempio vi muovete su di una pista ciclabile e non sulla solita sede stradale quindi anche solo il punto di vista sarà differente.

Il mezzo non è più invadente come un’automobile e riuscite, ad esempio, a capire se state pedalando su un fondo bagnato, duro o morbido, coperto di foglie secche, ecc.

Poi arrivano i piedi e tutto cambia!

Ora la velocità è decisamente quella giusta.

Potete distrarvi quasi completamente: guardate sopra di voi e notate un nido seminascosto dai rami.

Guardate sotto di voi e vedete i vostri piedi affondati in un tappeto di foglie morte.

Guardate a destra, guardate a sinistra e vedete canali d’acqua, alberi, muri, siepi, animali, terra, cemento, nuvole in alto e nebbia in basso.

Potete girarvi e guardare DIETRO di voi!

Che meraviglia… i miei scarponi hanno lasciato due binari scuri nell’erba coperta di rugiada che creano una bella linea sinuosa (giusto ciò che l’ultimo tutorial visto su Internet consiglia per dare profondità alla fotografia!).

Io ho scoperto che a Reggio Emilia abbiamo una diga. No, dico… una diga! E vivo qui da cinquant’anni!

E poi posso raggiungere l’apice (all’inizio non è così facile), lo Zen della velocità, la sua quintessenza: mi posso fermare.

Capisco che l’immobilità è diventata una cosa decisamente anormale nel mondo frenetico e sempre connesso di oggi, degli ordini online con consegna il giorno successivo, del Telepass, degli aerei low-cost, della TAV ma vi assicuro che l’immobilità è essa stessa velocità (sì, è assenza di velocità) così come la luce è essa stessa buio.

Fermatevi. Nesuno strombazzerà innervosito perchè avete bloccato il traffico (cercate di capirlo poveretto… ha qualcosa di urgente da fare!). Fermatevi.

Fermatevi ed osservate ciò che vedete intorno a voi (TUTTO intorno a voi!).

Noi siamo immersi nella realtà, mentre la velocità la fa apparire come qualcosa che scorre. La differenza è enorme. E’ come guardare un film oppure vivere in prima persona quell’avventura.

Durante un viaggio in Sicilia abbiamo macinato veramente tanti chilometri in automobile!

Eppure è stato solo durante una passeggiata che ho capito quanta nostalgia questo relitto ha del mare. Divorato dal tempo e dalla vegetazione ma con la prua ancora rivolta verso le onde!

Dopo una vita passata in mare questo relitto guarda le onde da lontano, trattenuto dalla vegetazione che lo sta divorando lentamente. La sua sofferenza è percepibile.

Sempre in Sicilia ho trovato un vecchio lavabo dietro la casa dove alloggiavamo. Vecchio, ammaccato e rovinato ma in bianco e nero mi sembra una scultura moderna pronta per la sala illuminata di un museo.

Le geometrie spigolose e curvilinee di questo vecchio lavabo mi hanno attratto. L’idraulico che ha montato il rubinetto ha applicato la regola dei terzi quasi alla lettera!

Durante una faticosa giornata all’EXPO di Milano c’era veramente troppa gente accalcata davanti ad ogni cosa!

Eppure nessuno degnava di uno sguardo questa scultura. Forse perchè era appesa sul soffitto di un padiglione. Ho scattato in tutta tranquillità e ho solo dovuto ribaltare l’immagine per fare apparire i bicchieri nella loro normale posizione. Il fatto che siano sospesi potrebbe fare pensare a chissà quale virtuosismo di post-produzione! Gli specchi alle pareti (che qui si vedono sulla sinistra e posteriormente) aumentano otticamente il numero dei bicchieri stessi.

Una rappresentazione del vino in polistirolo espanso dipinta color oro. In una situazione normale potrebbe apparire addirittura di dubbio gusto ma ritagliando con attenzione…

Anche un passaggio alla toilette può riservare delle sorprese. In fila in attesa del mio turno mi sono trovato di fianco a questa zanzariera male incollata su di una tavola di legno. Non ho potuto non portarmi a casa un ricordo di quella necessaria sosta!

Mi piace cercare lo straordinario nelle cose ordinarie. Questo ‘oggetto misterioso’ era stato abbandonato di fianco ad una toilette!

E’ la volta della Russia. Viaggio impegnativo e costoso. Guai a sbagliare una foto perchè, facilmente, non ci sarà più la possibilità di tornare. Per questo motivo abbiamo scelto di fare un tour classicissimo (spesso fonte di fotografie banali e già viste mille volte).

Dentro l’Hermitage si rimane abbagliati dal bianco degli stucchi e dalla luce dell’oro eppure… basta affacciarsi in un corridoio di servizio per fare incontri degni di un vecchio film di spie del KGB.

Forse è questo il famoso 'telefono rosso' dei film di spionaggio? A parte gli scherzi, tra le sale e i corridoi dell'immenso Hermitage si trova anche questo reperto...
Chi potrà mai rispondere all’altro capo di un telefono senza la possibilità di selezionare un numero? Il cartello appeso sopra l’apparecchio aumenta la sensazione di mistero!

E poi visita alla stupefacente Cattedrale di San Basilio ai margini della Piazza Rossa. Una vera meraviglia. Peccato che l’interno fosse stipato di turisti con le macchine fotografiche in mano. Così ho deciso di evitare la ressa e fare un giro intorno all’edificio.

Lo sapevate che dietro la Cattedrale potete infilarvi in un basso sottoscala e accarezzare un gattone bianco? Non l’ho letto in nessuna guida turistica eppure vi assicuro che una volta al giorno lo potete trovare sempre lì!

Un gioco di luce molto particolare in un luogo altrettanto particolare (un basso portico sotto una scalinata laterale della Cattedrale di San Basilio a Mosca).

Per concludere

Non vorrei annoiarti oltre.

Anche io – come tanti – mi sentivo un po’ perduto in una sorta di selva dantesca e il mio obiettivo era sempre quello di portare a casa lo scatto eccezionale (cosa che, ovviamente, non accadeva quasi mai). Poi, un giorno, mia moglie mi fece una domanda che ha cambiato il mio modo di fotografare:

Scusa, ma non sei capace di fare le foto delle vacanze come fanno tutti gli altri?

Partendo da questa martellata sulla testa e grazie anche all’aiuto di qualche altra preziosa persona il mio modo di fotografare non è più quello di allora.

Oggi – senza sentirmi sminuito – mi concedo serenamente scatti che fanno tutti perchè sono sicuro che in futuro aumenteranno il loro valore (i ricordi sono come il vino buono messo in una cantina buia) ma, in più, riesco ad essere maggiormente in sintonia con ciò che mi circonda perchè so che qualcosa di interessante sicuramente attraverserà il mio cammino.

Però… però c’è sempre la difficoltà di fare foto interessanti dietro casa.

Ma sarà veramente così?

Io non ci credo. Credo invece che diminuendo la velocità (e osando un po’ di più!) sia possibile trovare maggior sintonia con ciò che ci circonda.

Di fianco alla statale, appena fuori da un lungo sottopasso, un muro di contenimento in cemento armato lascia filtrare un sottile rivolo d’acqua sorgiva che ha permesso la crescita di un morbido cuscinetto di muschio.

Dall’auto il tutto è invisibile perchè si trova in un angolo fuori visuale e a circa quattro/cinque metri di altezza ma… la ciclabile passa molto più in alto rispetto alla sede stradale!

Se poi siete a piedi e la percorrete in senso opposto (diciamo contromano anche se a piedi il contromano non esiste!) ve la trovate praticamente sbattuta in faccia. Niente di nascosto, quindi.

Con il mio economicissimo drone personale ho fotografato una foresta pluviale appena fuori dal paese in cui vivo. Un fiume in miniatura scorre lento e silenzioso sul fondo della forra buia.

Questo articolo è stato pubblicato anche su Reflex Mania!

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