Maurizio e il pinguino

Perchè mai a qualcuno dovrebbe venire in mente di rinunciare a tutto il suo [limitato] sapere informatico per dedicarsi allo studio di un sistema operativo completamente diverso?

A me è successo ormai tanti anni fa.

Eravamo poco oltre la metà degli anni novanta, e nessuno avrebbe mai immaginato il declino dell'Impero d'Occidente che sarebbe iniziato di lì a qualche anno.

Allora lavoravo per una piccola azienda artigiana che aveva interpretato la parola informatizzazione come un semplice 'acquista un computer'!

Il gestionale girava su un nero AS400, l'officina si affidava ancora ad una manciata di macchine che utilizzavano programmi per MS-DOS. Gli uffici comunicavano con l'esterno attraverso il fax ed un rumoroso telex mentre tutti i documenti venivano diligentemente redatti con macchine da scrivere e carta carbone.

Quando il sottoscritto introdusse il primo PC degno di questo nome si scatenò l'inferno... la cosa affascinò un po' tutti e, in un periodo di crescita tumultuosa ognuno interpretò la cosa a suo modo: una manciata di PC con Windows 95/98 agli impiegati, un bel Macintosh per produrre cataloghi e documentazione tecnica e due fiammanti stazioni di lavoro HP-UNIX per i CAD. Ovviamente nessuno pensò che il lavoro sarebbe stato molto più semplice se le macchine avessero potuto dialogare fra di loro. Ecco come conobbi Linux.

Uno dei tecnici dei CAD HP mi suggerì di provarlo e mi regalò un CD contenente una distribuzione Red Hat (se non ricordo male la 6.2) e fu amore a prima vista ma, ovviamente, questo non bastò a placare il mio nuovo interesse per i pinguini: volevo imparare.

Qualche informazione presa su Internet (allora tutto rigorosamente in inglese...) e partii con la mia personale formazione autodidattica. A ripetizione provai i primi passi di installazione del sistema: partizionamento del disco, installazione della distribuzione e configurazione quindi formattazione del disco e nuova installazione; formatta e installa, formatta e installa...

Appena fui abbastanza padrone della procedura di installazione mi trovai a dover scegliere la distribuzione. Red Hat mi aveva già insegnato qualcosa ma non volevo finestre e pulsanti: dovevo imparare e come meglio imparare se non guardando oltre l'apparenza?

Altro veloce giro su internet: Slackware, the Linux for the subgenius. Ecco la soluzione.

Un sistema ostico, nessuna interfaccia grafica di configurazione, scarsa documentazione (sempre in inglese) nessun vero package manager avanzato e molti programmi utilizzabili solo dopo corretta compilazione dei sorgenti: era quello che ci voleva. Avrei dovuto studiare, imparare e fare le cose in modo assolutamente corretto.

Slackware non mi deluse. Con un PC da poche centinaia di Euro riuscii a mettere in piedi un sistema centralizzato di posta con tanto di anti virus e anti spam; riuscivo a produrre listini tecnici per i clienti andando a prelevare le distinte basi dalle stazioni Unix, i prezzi da AS400 e combinando il tutto con una serie di shell script; l'azienda gestiva le non conformità del clienti con un semplice sistema che girava grazie ad Apache/MySQL/php

Scrivendo queste cose oggi - a distanza di tanti anni - mi sembra di parlare di preistoria...

Slackware è rimasta la mia distribuzione preferita fino a poco tempo fa quando l'età e la pigrizia mi hanno fatto venire voglia di un sistema di gestione dei pacchetti avanzato: iniziavo ad esserre stanco di ricompilare anche se, quando mi capita ancora, lo faccio con piacere.

Di Slackware mi mancano la pulizia e l'essenzialità che si traducevano in un sistema veloce e reattivo, tutto sommato semplice da far girare mentre con apt ho trovato un sistema di gestione dei pacchetti che mi permette di sperimentare in tutta tranquillità.

Oggi Linux è un sistema assolutamente maturo. Lo conferma la sua presenza in settori strategici come gli smartphone, i netbook e l'offerta nel campo della virtualizzazione.

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